martedì 11 dicembre 2007

Può un comico diventare presidente degli Stati Uniti? - L'uomo dell'anno 



La locandina di "L'uomo dell'anno", mostra la foto di Williams, con alle spalle l'immancabile bandiera americana e la frase "Può un comico diventare presidente degli Stati Uniti?".
A quanto pare è un tema proposto anche in America, ovviamente con sfaccettature e considerazioni differenti, se teniamo presente quanto accaduto con Grillo,
dopo il v-Day..
La trama del film, di cui vi farò un breve accenno, è molto semplice.
Tom Dobbs (Robin Williams) è un comico di enorme successo: conduce una trasmissione di satira politica che ha un'altissima audience (immaginatevi, ,se avete avuto occasione di seguirle, qualcosa di un pò più satirico di Jey Leno Show e David Letterman Show: direi molto vicino a Jon Stewart Show).
E' periodo di elezioni presidenziali e una spettatrice dal pubblico lancia un'insolita proposta: perchè non si candiada lei, Tom Dobbs, alle elezioni?



Dal pubblico si levano grandi applausi di approvazione
e la candidatura avviene, a causa del mare di e-mail che la richiedono a gran voce nei giorni successivi alla trasmissione.
Incaricata dello scrutinio dei voti sarà un industria informatica, la Delacroy, che propone sul mercato un nuovo e più sicuro metodo di votazione: il cosiddetto voto elettronico, grazie al quale i votanti utilizzeranno uno schermo e non più carta e matita, non ci sarà più il problema di schede da conteggiare, e i risultati
saranno forniti in tempi più rapidi.
Questi sono gli ingredienti che condiscono l'inizio della vicenda, semplice, lineare ma con tutta una serie di messaggi e riflessioni.
Iniziamo con la campagna elettorale: l'immagine è, manco a dirlo e giustamente, tipicamente americana.



Cartelli inneggianti ai candidati, la bandiera, la concorrenza spietata,le spillette nei baveri delle giacche, i tour di stato in stato dei candidati.
Nella campagna elettorale presentata dal film, i candidati sono tre: un democratico, un repubblicano e un indipendente, proprio il nostro Tom Dobbs.
Memorabili sono le scene durante il confronto televisivo tra i tre. Dobbs è mostrato proprio come il netto contrario degli altri due candidati: i due sono in abiti gessati e fanno discorsi prevedibili, preparati.
Come esordio al dibattito, ringraziano la famiglia, i sostenitori ed, in modo più velato, le lobbies che finanziano la loro campagna elettorale.
Dobbs è single ed è conosciuto per la sua campagna a costo zero. Ed i veleni diffamatori che gli lanciano i suoi avversari (accusa di
aver fumato marjuana a 25 anni) sono altrettanto prevedibili. E Dobbs li accetta e conferma, con aperta ironia.



Il messaggio che ci sta dietro è chiaro: l'ipocrisia sui valori, quali famiglia, casa, confessione religiosa e i costi della politica, la dipendenza dalle lobbies, che la rendono clientelare, il dover restituire dei "favori" a chi ti ha sostenuto, sempre a favore dei ricchi e a spese dei meno abbienti.
E se Dobbs, all'inizio della campagna parla in modo serio, addirittura noiso, come gli rimprovera il suo manager Jack (Christopher Walken), verso il clou della campagna si sbottona, tornando ai modi tipici di conduttore di Talk Show,
suscitando l'entusiasmo delle masse. Che la gente cerchi qualcosa di diverso?Qualcuno che veramente pensi a loro?
E dato che ormai i politici fanno ridere, i comici si ritrovano a dover fare i politici?

"I politici sono come i pannolini: vanno cambiati spesso, e per lo stesso motivo", dice Dobbs.

O è meglio che il ruolo dei comici sia proprio quello solo di provocare e punzecchiare i potenti, in modo che facciano degnamente e con coscienza il proprio lavoro? E le critiche continuano, dirompenti per buona parte del film.

Ad esempio al sistema sanitario americano, argomento tristemente attuale, ampiamente criticato anche dal più recente film "Sicko" di Moore:
"Il nostro sistema sanitario passa il viagra e non gli occhiali. Quindi avrete un'erezione ma non saprete dove infilarla", rimarca Dobbs.

E nel film c'è posto anche per un semi-thriller, quando il sistema informatico della Delacroy si rivelerà non molto efficiente, ma questa sarà la "scusa" per ricollegarsi al fallimento del conteggio dei voti in Florida dell'attuale presidente in carica Bush, e per dare anche un tocco romantico alla vicenda di Dobbs.

Il risultato finale di questa pellicola è soddisfacente: non è un film enormemente impegnativo, viene fatta critica politico-sociale e nello stesso tempo ci si diverte un pò.
Si ha uno specchio della società di oggi, che non ride solo per dimenticare o per cercare un momento di svago, ma anche per fare una critica, possibilmente costruttiva, non alla politica in sè, ma ai politici.

n.b. le immagini di alcune scene del film sono di proprietà del sito web http://www.castlerock.it/ , a cui l'autrice di questo blog è regolarmente iscritta