lunedì 10 novembre 2008

Corsa verso il baratro - Elizabeth George


Come per le altre volte, anche stavolta, quando in libreria arriva un nuovo libro di Elizabeth George, non posso esimermi dall'acquistarlo, per buttarmi a capofitto nella lettura.
"Corsa verso il baratro" in realtà non è una nuova "creatura" della George, ma una riedizione, da parte di Longanesi, di un giallo della scrittrice edito un po' di anni fa con il titolo "Per amore di Elena", traduzione forse un po' più diretta del titolo originale, "For the sake of Elena".
Non è stato pubblicizzato dalla Longanesi il fatto che si trattasse di una riedizione, per cui chi come me non l'aveva letto, ha avuto il piacere di apprezzare una nuova vicenda, chi invece possedeva anche l'altra edizione è rimasto, forse, un po' fregato, nel senso che probabilmente si è trovato, non intenzionalmente, a fare un doppio acquisto.
Tant'è, entrambi i titoli sono significativi. Elena Weaver è una giovane ed attraente studentessa di un college a Cambridge. E' una ragazza solare, bella, piena di vita e sorda, fin dalla nascita. A Cambridge insegna anche il padre, un eminente medievalista, che ha divorziato anni prima dalla moglie, la madre di Elena. Tutte le mattine, molto presto, la ragazza fa jogging, dato che fa parte della squadra di atletica del college, come allenamento giornaliero.
Una mattina però il baratro: all'alba, nel parco dove compiva la sua solita corsa, viene ritrovata strangolata e con il viso letteralmente maciullato da tre colpi sferrati con un pesantissimo corpo contundente.
Tommy Lynley e Barbara Havers, rispettivamente ispettore e sergente di polizia, bello ed aristocratico lui e decisamente il contrario lei, sono chiamati ad indagare sul crimine.
Emergono sentimenti contrastanti, rancori, odi sepolti da tempo, amori incondizionati, desideri di rivalsa ed anche di vendetta, ambizioni per le quali si è disposti a fare qualsiasi cosa pur di vederle realizzate.
La George in questo libro rivela ancora una volta la sua capacità di scandagliare l'animo umano e di rivelarne in profondità tutte le miserie e le virtù, con le loro sfaccettature. I personaggi sono descritti nella loro interezza e anche nel loro interagire appare il loro modo d'essere. Non sono entità a sé stanti, ma quasi complementari. I loro desideri e le loro frustrazioni sono quasi palpabili, tangibili dal lettore al quale viene ampiamente dato modo di riflettere, non tanto dello svolgersi della vicenda in sé, che segue il suo corso, ma sui sentimenti che la scatenano, sui rapporti di causa ed effetto delle azioni che si compiono, che non sembrano mai avere fine. La morte di Elena causa tantissimo dolore, sofferenza in chi rimane. E' un evento devastante, con delle conseguenze impensabili.
E a questa storia si intrecciano anche le vicende personali di chi indaga, che pur non avendo il sapore del giallo, si rivelano anch'esse intriganti, anche se si svolgono in un piano parallelo.
Per questo motivo è consigliabile, anche se non strettamente necessario, leggere i libri della George in ordine cronologico. Avrete un pizzico in più di suspance :-)

Come avrete capito ve ne consiglio vivamente la lettura, è veramente, per chi piace il genere, un ottimo thriller di sapore british. Anche se l'autrice è americana...pensa un po' :-)

I libri che hanno come protagonisti Thomas Lylney e Barbara Havers, in ordine cronologico, sono:

E liberaci dal padre
La miglior vendetta
Scuola omicidi
Il lungo ritorno
Corsa verso il baratro
Dicembre è un mese crudele
Un pugno di cenere
In presenza del nemico
Il morso del serpente
Cercando nel buio
Nessun testimone
Prima di ucciderla

domenica 9 novembre 2008

Un'anima nera come il petrolio


Paul Thomas Anderson, regista di questa pellicola ha preso spunto per questo dalle pagine del romanzo "Oil!" di Upton Sinclair che tratteggiava la biografia a tinte forti del magnate Edward L. Doheny (1856-1935).
Il protagonista non è Doheny, ma Daniel Plainview, interpretato da Daniel Day Lewis che appunto per questa parte si è guadagnato il premio come migliore attore negli Oscar 2008.
Il Petroliere è un film ove le donne sono totalmente assenti, non vi sono storie d'amore e non c'è spazio per il romanticismo.
Daniel Plainview da cercatore d'argento diventa trivellatore di pozzi di petrolio, con un enorme successo. Tira su un'impresa familiare, come lui la definisce, fatta da sé stesso e suo figlio, quel figlio di nessuno cresciuto su da Daniel perché il vero padre muore in uno dei suoi pozzi. Un bel faccino, quello di un bambino che si rivela utile per attirare i clienti, ma che diventa un peso quando, dopo un incidente in uno dei pozzi, diventa sordo.
E' un film basato sulle forti individualità e gli acuti antagonismi, ove il sacrificio, la lotta, gli ostacoli da superare, la fatica e gli scontri feroci sono elementi caratterizzanti, onnipresenti. "There will be blood" è il titolo originale che illustra in una sola frase quello che è il messaggio portante del film: il sacrificio, la fatica, la lotta verso tutto e tutti e la completa sfiducia nel prossimo. Daniel è un profondo individualista, odia l'umanità ed uno dei motivi per cui vuole guadagnare del denaro è per fare a meno degli altri. Il pozzo nero e profondo del petrolio è lo specchio dell'anima di Daniel. La sua anima però deve scontrarsi con quella di Eli (Paul Dano) , il fervido predicatore con cui lotta strenuamente per il potere su Little Boston. In questa cittadina il petrolio trasuda dal terreno e Daniel vuole diventarne il padrone materiale, Eli quello spirituale. Le due ambizioni si trovano in un terreno di scontro, anche plateale, perché alla fine sono complementari e nello stesso tempo si intralciano l'un l'altra a causa dell'egoismo, dall'ossessione e della brama di potere dei due uomini.
E' una pellicola dei grandi contrasti individuali, magistralmente interpretata sia da Dey Lewis che da Paul Dano (che forse ricorderete nei panni del fratello maggiore di Little Miss Sunshine, l'adolescente musone). Ma c'è un però, anzi, forse più di uno. I toni sono esageratamente esasperati.
Vi è un continuo crescere di follia, di voglia di vincita, rivalsa e vendetta, che hanno, come unica ragione d'essere l'odio verso il prossimo. E pure la "Terza Rivelazione", che è la religione predicata da Eli, ha un qualcosa di settaristico, con i frequenti rituali superstiziosi e simil-esorcismi. E' una religione che non unisce, ma impaurisce. Il prezzo del "farsi da sé", del "fare fortuna" che è uno dei classici miti dell'esistenza americana, ha un prezzo: l'aridità dell'anima, lo sgretolamento dei valori.
Tutto questo è però, oltre ad essere troppo esasperato, troppo sottolineato nel film, anche dilatato per un tempo eccessivo. La lunghezza del film è quasi da mattone. E la storia non è accattivante e non approfondisce e non dà una motivazione della misantropia di Plainview.
In realtà mi aspettavo un film più "storico" sui cercatori di petrolio, non la centralità di una figura così negativa. Plainview poteva essere un magnate della finanza e la pellicola si sarebbe adattata lo stesso. O forse non ho apprezzato perché il petrolio, l'oro nero, non fa parte della nostra storia e per questo non lo sentiamo nostro. Lo importiamo e lo consumiamo, punto e basta.
E' una pellicola che lascia perplessi, un po' delusi e con nessun punto interrogativo.
Due stelle al massimo come votazione per l'interpretazione degli attori, sicuramente degne di nota.

domenica 17 febbraio 2008

Qualcosa da tenere per sè - Margherita Oggero

Torino, Olimpiadi Invernali 2006: questo è il contesto in cui è ambientato l'ultima avventura di Camilla Baudino, "profia" di professione e investigatrice per hobby,indole e immancabili
coincidenze che la portano ad essere coinvolta in qualche delitto e/o faccenda simile.
Il clima che si respira a Torino è differente dal solito, e la Oggero lo descrive perfettamente, rispecchiando le sensazioni provate da noi torinesi, che abbiamo vissuto la città in quel periodo.
Da una parte vi era il continuo stress e malcontento per i continui lavori a strade e palazzi, in una città in continuo movimento, con maggiori ingorghi del traffico, deviazioni, e nuove strutture sportive che spuntavano come funghi. Dall'altra vi era un sentimento di aspettativa ed eccitazione, quando poi si è vissuto l'appuntamento olimpico, con una città viva, piena di gente nonostante il freddo,
piena di turisti e sportivi, con concerti, manifestazioni a cui tutti in qualche modo volevano partecipare, anche facendo parte delle schiere di volontari, tutti con la stessa divisa, disposti
a prendere ferie dal lavoro pur di esserci, dando gratis il proprio contributo.
Le scuole sono state chiuse qualche giorno e chi aveva la casa in montagna è partito per assistere alle gare sulla neve.
E così fanno Renzo e Livietta, rispettivamente marito e figlia di Camilla, che accettano l'invito della sorella di lui, per un soggiorno a Bardonecchia.
Camilla decide di rimanere in città, con la scusa del cane, per assaporarsi l'atmosfera della città e comunque godersi un pò
di solitudine, lontano da Renzo, con cui i rapporti non sono così idilliaci. Non c'è più comprensione, e lui è così svagato, da non essere sopportabile più di tanto. Poi c'è sempre l'ombra di Gaetano che fa capolino, il poliziotto con cui Camilla ha avuto una relazione importante, ora ad un punto morto, ma sempre pronta a rinascere. Con Renzo ormai gli scambi sono di cortesia ed affetto amicale,
ed in questo periodo Camilla non ha voglia di comunicare più di tanto, di spiegare, perchè alla fin fine non è necessario dire tutto, ma ci si può tenere per sè qualcosa..
E un giorno mentre rimugina su questi pensieri, Camilla viene salvata dall'aggressione di un tossico da Liuba, una ragazza che vive in una specie di comunità di semi-anarchici e lavora in un sexy shop.
Liuba è preoccupata per la sparizione di Quantunque, ragazzone buono, ma non troppo sveglio che vive con lei nella comune, chiamato così poichè inizia sempre le sue frasi proprio con la parola
"quantunque.." senza mai terminarle.
Nel frattempo viene ritrovato il cadavere torturato di Flora,
prostituta non più nel fiore degli anni, del cui omicidio si occupa Gaetano.
Lo sviluppo degli eventi farà si che anche Camilla venga coinvolta nelle indagini, poichè stringerà con Liuba un rapporto di amicizia e vorrà aiutarla a ritrovare Quantunque.
Gli accadimenti, anche amorosi, si susseguiranno uno dopo l'altro, ad un ritmo serrato, dando slancio alla narrazione. Ed il finale non vi deluderà.
Ci sarà spazio anche per le riflessioni sulle proprie scelte, sulla capacità di dare una svolta alla propria esistenza, e, sul bisogno di spiegarle queste decisioni. Perchè non è sempre necessario dire tutto, sia su sè stessi che sugli avvenimenti che ci coinvolgono, c'è sempre "qualcosa" che si vuole o si può "tenere per sè".

"Qualcosa da tenere per sè"
Margherita Oggero
Edizioni Mondadori

giovedì 17 gennaio 2008

Sicko - Michael Moore

Che cosa succede se ci si ammala in America? Se si ha bisogno di un ricovero ospedaliero oppure di una terapia?
Oppure semplicemente se si è dei turisti che malauguratamente, durante una vacanza, si trovano a dover ricorrere ad un pronto soccorso?
Vi siete mai chiesti perchè, se decidete di compiere un viaggio negli Stati Uniti è assolutamente necessaria un'assicurazione illimitata?
Il motivo è il funzionamento del sistema sanitario americano, che non è pubblico, ossia l'assistenza sanitaria anche minima,non è garantita a tutti, ma si fonda sull'assicurazione privata, che, in quanto tale, non dimentichiamolo, opera a scopo di lucro. Posso testimoniarvelo personalmente: in occasione di un viaggio negli USA, tre anni fa, mio marito, a causa di una caduta, ha avuto bisogno di 3 punti di sutura sotto il ginocchio. Al pronto soccorso dell'ospedale di zona, al momento della registrazione, abbiamo dovuto fornire il nostro numero di carta di credito. Costo totale per 3 punti: 1200 $.
Ottima assistenza, bell'ospedale, ma sempre a pagamento.
Per fortuna avevamo la famosa assicurazione illimitata e quindi è stato tutto rimborsato. In altri casi le cose non vanno così lisce.
Ed il mondo della sanità americana è ben illustrato dall'ultimo film documentario di Michael Moore. Attori protagonisti,
oltre al regista, sono americani vittima di questo assurdo sistema. Sono storie da far accapponare la pelle.
Come prima cosa le aziende assicuratrici, proprio per fare profitto, cercano ogni cavillo possibile o per non pagare il rimborso dovuto, o per non coprire una data necessità, o per aumentare di anno in anno il premio da corrispondere.
Vi sono casi in cui persone con un'assicurazione sanitaria sono andate in bancarotta a causa delle spese mediche da
pagare. Oppure persone morte perchè l'assicurazione ha negato la copertura assicurativa per una terapia. E si tratta di costi assolutamente non affrontabili dall'individuo medio. Oppure ancora, persone che si recano in ospedale per un'emergenza e muoiono perchè, come prima cosa gli operatori sanitari telefonano all'azienda assicuratrice e se questa decide che la cura o il medicamento necessario non è coperto, questo non viene somministrato.
E fa rabbia. Anche se si vive in un paese differente e per fortuna non si è soggetti a questo tipo di sistema, non si può non essere solidali con chi ne è vittima. Perchè un conto è morire perchè tutte le cure non sono servite, purtroppo, ed un altro perchè la tua assicurazione trova qualsiasi scusa per non coprirti le spese.
E' un sistema ingiusto, non equo e non solidale. Il principio è che ognuno debba pensare per sè.
E i più deboli cosa fanno? Semplice: non hanno un'assicurazione sanitaria e sperano di non ammalarsi mai. Emblematico è un caso che viene narrato: un uomo, facendo un lavoro manuale si causa una ferita che gli comporta l'amputazione del dito medio ed anulare di una mano. Al pronto soccorso gli valutano quanto gli sarebbe costato riattaccare ciascun dito. Dato che non ce la fa a sostenere la spesa per entrambi (si parla di decine di migliaia di dollari) ne sceglie uno solo. Vi rendete conto che razza di sistema?
Moore allora decide di andare a fare un giretto in Canada, Francia ed Inghilterra, per fare un confronto. Ah!E va anche nella terra del "diavolo" per gli americani..Cuba!
Qui l'assistenza sanitaria, come da noi, è garantita a tutti. Devo dire che la descrizione è molto idilliaca. Vengono descritti sistemi sanitari perfettamente funzionanti e totalmente gratuiti. Sicuramente noi sappiamo che non è proprio così: cose da migliorare nel nostro sistema e sicuramente anche in quello francese, inglese e canadese ce ne sono. Ma lo scopo del film è accentuare la diversità di trattamento. Nessuno ti chiede se puoi pagarti le spese sanitarie. L'assistenza sanitaria è un diritto di tutti. Voi direte, ma qui in Italia ad esempio come fanno gli extracomunitari senza permesso di soggiorno?
Parlando con un medico ospedaliero, questo mi ha detto che se vanno al pronto soccorso, ovviamente vengono curati. Sicuramente la clandestinità è un altro tema da affrontare con tutte le sue problematiche annesse e connesse e va risolto,
ma quello che voglio precisare è che comunque i bisognosi non vengono buttati in mezzo ad una strada perchè non possono pagare. E questo è sinonimo di civiltà.
In USA, come fa vedere Moore nel film, i barboni o senzatetto e simili, vengono caricati su un taxi (pagato dall'ospedale..per quello i soldi ci sono!) e buttati in mezzo ad una strada, senza tante storie, con magari ancora addosso il camice d'ospedale o l'ago della flebo ancora nel braccio. La "scusante" è che vengono scaricati in qualche via vicino a dei ricoveri per senzatetto..
Emblematica è un'altra storia: una signora che non poteva pagarsi le spese sanitarie per la chemioterapia (perchè la sua assicurazione non copriva tutto) decide di organizzarsi una pesca di beneficenza. Si, è praticamente una moda..non riesci a pagarti le spese allora ti organizzi una colletta. Allora nel momento di pagare il conto all'ospedale, l'amministrazione le ha negato uno sconto che prima le aveva garantito, poichè organizzarsi una colletta significa essere capaci a produrre reddito, e quindi niente sconto..
Ed i costi dei farmaci? Assurdi, con tutta la speculazione possibile e connivenza tra industrie farmaceutiche ed assicuratrici.
Queste ultime, che premiano i propri dipendenti che accumulano il maggior numero di pratiche con rifiuti di copertura assicurativa ai propri clienti. Le prime che invece producono farmaci dai costi esosi, anche se di prima necessità, e che ovviamente le assicurazioni fanno di tutto per non pagare.

E non dimentichiamoci che in USA il tipo di assicurazione sanitaria che si ha, è strettamente collegata al proprio lavoro. Nel tuo contratto compare anche questa. Quindi se hai un ottimo lavoro, è probabile che tu abbia anche una buona assicurazione, altrimenti nulla. E se perdi il lavoro? Perdi anche l'assicurazione. Un ricatto continuo insomma.
Quali sono le speranze per il futuro? E viene da chiedersi..ma 'sti americani non si ribellano???
Le presidenziali sono l'anno prossimo ed un gruppo di democratici sta lavorando per una nuova legge che assicuri l'assistenza sanitaria a tutti. Hanno molta strada da fare, e le lobbies aziendali, che finanziano anche le campagne elettorali dei politici, sicuramente faranno di tutto per ostacolarla.
Non resta che augurare loro buona fortuna e sperare che a qualche governo italiano non salti in mente di cercare di importare il "modello americano"..

Ritratto al femminile di una Beirut al caramello: Caramel (Nadine Labaki)


Intenso affresco al femminile di una Beirut estiva, è questa pellicola uscita al cinema il 21 dicembre 2007.
Protagoniste sono cinque donne che si muovono nell'universo di un salone di bellezza, ove è custodito il segreto di bellezza al caramello..cioè quel miscuglio di acqua, zucchero e limone che, bollito e pazientemente lavorato, diventa il dolce sostituto della cera a caldo per la depilazione.


E così cinque donne di età e storia differenti, lavorano e si avvicendano nel salone, luogo, ove fra trattamenti, colpi di spazzola e phon, si consumano vicende personali, tra confidenze, lacrime, delusioni, ma anche risate, occhiate di intesa, pettegolezzi e piccole divertenti vendette personali, magari usando il prezioso caramello.



La bellissima Layala (Nadine Labaki, anche regista del film) ha una relazione con un uomo sposato, ma è anche cristiana osservante e vive con i genitori, che non riesce più a guardare in faccia per la vergogna, anche se loro sono ignari di tutto. Nisrine, musulmana, sta per sposarsi, ma ha un problema che la affligge: non è vergine e deve assolutamente trovare un modo per nasconderlo al futuro marito. Jamale, ossessionata dal tempo che passa, è una fedelissima cliente del salone, si alterna continuamente tra trattamenti estetici e di chirurgia plastica e provini per pubblicità.
Nel salone lavora anche Rima, bella ed incurante degli uomini e del proprio aspetto fisico, che scandisce le sue giornate nell'attesa
della visita di una bellissima cliente dai lunghi capelli neri.
E per ultima vi è anche Rose, che ha un negozietto da sarta
vicino al salone, che spende la sua vita ad accudire la sorella malata di mente, precludendosi ogni altra opportunità di essere felice.

In questo universo di colori, bellezza e calore, viene raffigurato il continuo confronto tra presente e passato, tradizione e modernità.
Belle le scene dei balli al matrimonio di Nisrine, le immagini di Beirut
d'estate e i colori e gli arredamenti del salone ci portano in un mondo
antico e pieno di fascino, ma anche rivolto al futuro e con la voglia di
pensare al presente e conciliarsi con il passato.


E' un film che non narra della guerra, come ci si poteva aspettare, ma di un mondo in transizione.
Vuole rappresentare una rottura con il passato, ma nello stesso tempo l'attaccamento alle tradizioni ancora molto radicato e presente. Si parla quindi omosessualità, adulterio, rapporti pre-matrimoniali, con divertimento, delicatezza e sensibilità, tra confidenze e "soluzioni" tutte al femminile, ove gli uomoni compaiono, sì, ma non sono i protagonisti, solo comparse, con un ruolo secondario.
C'è l'amante di Layala, che non appare mai, che la chiama per gli appuntamenti a colpi di clacson o sul cellulare. C'è l'americano innamorato di Rose ed il tradizionalista fidanzato di Nisrine. Ed il poliziotto, segretamente innamorato di Layale, che pur di avvicinarla, si sottopone ad una serie di dolorosi trattamenti estetici al caramello, tra l'ilarità delle lavoranti.
E' un film che ho gradito veramente moltissimo: intenso,colorato, pieno di sentimenti, emozioni ed ironia.
Ricco di contenuti, ed applauditissimo al festival di Cannes, almeno nella mia città, è stato subito "relegato" ai cinema di nicchia, quelli meno commerciali. Non lo trovo molto corretto, si dovrebbe dare più valore a pellicole di questo genere, alternative ai soliti "film di massa".
Vicino alla locandina del film, al cinema, vi era stampata la recensione de La Stampa su questa pellicola. Nel titolo indicava qualcosa come "La Sex&The City di Beirut"..non è così: non vi è il glamour e la sfrontatezza di New York, vi è più il fascino di un mondo a noi sconosciuto, con le sue tradizioni e contraddizioni.
L'unica cosa che li potrebbe accomunare è l'inno alla solidarietà e amicizia femminile, quella sì, in tutte le sue sfumature, e comune a tutte le donne del mondo.